700 anime perse …

Molti anni fa, una cara persona che ora non c’è più, ci chiamava a raccolta a noi ragazzi presenti in quella casa, dicendoci, “concludiamo la giornata”. Era il momento più bello di un altro meraviglioso ed impegnativo giorno, la chiusura, decine di ragazzi e ragazze riuniti nel silenzio più totale, un momento di raccoglimento, dove ognuno di noi ripensava alle cose belle successe nell’arco della giornata, e soprattutto cercava di capire quelle che non erano andate bene, le brutte.

Questa sera ditemi voi, cosa mai dovremmo pensare, come dovremmo coricarci nel nostro caldo e protettivo letto? Sembra ufficiale oramai la notizia che nel canale di Sicilia siano morte 700 persone, qualche giornale scrive addirittura 950. Tra loro decine e decine di bambini, piccoli e non, come quelli che in questo momento dormono nelle vostre case, come i vostri, nostri, figli. Non so cosa dire, cosa pensare, cosa poter fare. Certo, 700 persone sono davvero molte, ma se devo essere sincero, per me già una sola persona morta è “troppo”. Qui non si parla di destino maledetto, non si parla di un folle psicopatico e malato che ha distrutto un aereo su una montagna, non si parla di quei macellai dell’ISIS che uccidono senza motivo. Qui si parla di gente come Noi, esseri appartenenti alla razza umana, nostri amici, parenti, fratelli, mogli e mariti, figli, tutti morti nella disperata ricerca di un futuro migliore, di una vita, migliore, di un posto confortevole dove poggiare il capo e riposare, senza più preoccupazioni, senza più pensieri sul come e dove andare a cercare l’acqua, il cibo, il denaro, l’istruzione per i figli, la vita! Mi sento disarmato ed impotente, soprattutto impotente, perché non vedo una via d’uscita a questa maledetta situazione. Non c’è nessuno che si impegni a fare qualcosa, se non le solite riunioni di emergenza, che altro non sono che l’ennesima cena “abbuffata” tra presidenti e ministri degli stati europei. Non mi resta che sperare in una grande epidemia, di politici e magistrati, che spariscano per sempre e lascino a qualche persona semplice ed umile la gestione del nostro Stato, la gestione di questa perversa situazione. Penso sia giunta l’ora di tirarsi per bene su le maniche e di mettersi a lavorare per ricostruire la nostra civiltà, lontana oramai anni luce dalla purezza e dalla grandezza che meriterebbe veramente. Concludo con la massima insegnatami da un grande ex collega ed amico. “Ci sono due notizie, una buona ed una cattiva. La buona è che siamo purtroppo tutti nella merda, proprio tutti tutti. La cattiva è che si tratta sì di merda, ma non ne abbiamo per tutti, qualcuno resterà anche senza merda”. — Dolce notte, vi abbraccio tutti a voi in fondo al mare, che Dio, ad ognuno il suo, Vi accompagni dolcemente verso una “vita” almeno migliore. M.

C’è sempre da imparare qualcosa di meraviglioso, il “libro” dietro l’angolo

Lo ammetto, qui non mi trovo molto bene, la gente è strana, mancano vere amicizie, il lavoro non è così eccezionale. Tutto sembrerebbe grigio, è stanco pure il paesaggio, un paese forse nato già vecchio, ma qualcosa di bello si riesce a trovarlo sempre, anche in un angolo di questo stretto e piccolo mondo.
Ho fatto una breve passeggiata ieri sera, breve perché il freddo ancora punge le guance, e la testa pelata lascia scappare troppo calore e troppi pensieri positivi, così, rientrando verso il piccolo monolocale, quello dove vivo da ormai 9 mesi, mi imbatto in questo curioso box di legno e vetro, tutto colorato di azzurro, il mio colore preferito.
Sono lì che scruto, che cerco di capire come funziona, cosa ci fa uno scaffale chiuso tipo credenza in questo bordo di piazzetta, che arriva la classica donnetta in bicicletta, una di quartiere, mi guarda incuriosita, mi passa davanti, non dice nulla, stranamente non saluta anche se solitamente lo fanno pur non conoscendoti, prende un sacchetto dalla borsetta, estrae due vecchi libri e li infila dentro una delle quattro porticine di vetro e legno.
Resto con gli occhi spalancati, questo è un posto magico, qui le persone condividono gratuitamente i libri, vecchi e nuovi, c’è chi porta qualcosa e chi viene a prendere, così, senza nessuno che controlli, che annoti cosa prendi e cosa riporti, il tutto in una splendida forma di civiltà, di reciproco rispetto dell’altro, incredibile, da restarci male.
Non vado oltre con la descrizione, vi guardate le foto e capite da soli, sognate da soli di essere qui, siete tutti grandicelli per le spiegazioni, ma il pensiero, non lo nascondo, va immediatamente a casa, a quel paese dove ho il resto della mia vita, il mio tutto, quel piccolo angolo di Italia che è sempre più grigio, dove basterebbe veramente poco per andare decisamente meglio, basterebbe volerlo, desiderarlo, realizzarlo.
Mi piacerebbe veramente vedere qualcosa di “almeno” simile nei nostri parchi, nei nostri giardini pubblici, nelle nostre piazze, ma immediatamente mi risuona quella parola in testa, “scordatelo”, da noi non funzionerebbe mai, ovvero potrebbe anche funzionare, magari qualcuno porterebbe qualche vecchio libro, io stesso ne ho parecchi da portare, ma finirebbe sicuramente rubato, preso e mai più riportato, o come immagino in una sera d’estate, bruciato insieme a tutti gli altri suoi libri vicini da un gruppetto di giovani connazionali senza freschi neuroni, in cerca solo di stupida gloria, di farsi un selfy davanti al mio box di libri mentre brucia, una stupida foto da pubblicare in faccialibro, senza rendersi conto con stanno bruciando loro stessi.
Quanto bello sarebbe, devo ammetterlo, uscire una calda sera d’estate, fare due passi ed andare a prendere un gelato da passeggio, mano nella mano con la mia dolce anima, sedersi su una panchina, prendere in prestito un vecchio libro, di quelli con la copertina rigida ricoperta di stoffa colorata, un vecchio classico sempre nuovo, un vecchio libro di quelli che ancora odorano di carta vera, inchiostro pesante e nero, pagine gialle vecchie di decine d’anni, logore da quante mani ci sono passate, da quante lacrime hanno raccolto, ma apro gli occhi e capisco, solo qui in Germania funziona bene, da noi resta solo un “scordatelo”.
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Se vogliamo tutto si può fare, anche “rivoluzionare” un paese meraviglioso, come il nostro. Un abbraccio a tutti, siate pronti a cambiare, siamo vicini al fondo, poi si risale, di sicuro.

#alzatiitaliamia #amolazzurro #amoilibri #amolacultura #amoilmiopaese

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The Monks of Myanmar

Fantastic experience, I need too!

rosskennedyimages

Out of the morning mist they appear: serious, silent, with a purposeful stride, their bare feet thump the road, completely indifferent to the foreigner with the camera. “Mingalaba!” I try the traditional Burmese greeting, unsure if it will be acknowledged here amongst the Shan. A young Novice flashes me the briefest of smiles and a nod, traditional politeness overcoming Buddhist detachment.

Inle Lake, Shan State

At a crossroads the long, snaking line dissolves and they are gone all too quickly. I sit down at the roadside and watch them dart off in a hundred different directions. Myanmar has gifted me another precious little nugget on a trip filled with very special moments.

The monks are following a tradition going back hundreds of years. Monks collect alms every morning, Buddhist nuns only collect on two days per week.  At each house, shop or market stall, a handful of rice, a few…

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Camera 228 – Weinberg Hotel

Era giunto il tempo anche per me, di aver un posto tutto mio per dormire, lontano dalle innumerevoli stanze d’albergo, bisognoso di un letto che puzzasse di me, di un cuscino con ancora impresso l’odore di casa … di un po’ di pace.

Così la settimana scorsa ho preso coraggio, non che mi manchi, ed ho cercato e trovato un appartamento, direi anche abbastanza caruccio, nel senso della bellezza …. e poi, come si fa a rifiutare l’aiuto del capo, che ti porta da un suo caro amico, mi dissi, andrà sicuramente bene, gioco favorito. Così, dopo averlo visto e ricevuto le consuete promesse di sistemazione globale, decido di prenderlo, anche se per pochi mesi, ma me lo sarei fatto andar bene, anche perché vicino ad un bel bosco, pieno di belle cose da fotografare …..

Torno così al paesello, carico di viveri, ammennicoli vari di uso comune, il mio amato cuscino, oramai inseparabile amico, e giusto un paio di bottiglie di rosso del contadino, Malbeck, pronto ad essere stappato in terra lontana …

Il proprietario non s’è fatto vedere, ma poco importa, la moglie s’è presentata subito alla porta, mi aspettava a casa, buon segno ho detto …

L’appartamento era un po’ freddino, ovvio, per risparmiare avranno acceso un paio d’ore prima … butto l’occhio e sembra tutto in ordine … faccio tre volte le scale, su e giù, dalla macchina prendo tutto quello che ho portato, la valigia, lo zaino, il borsone, la scatola con le bottiglie e l’immancabile cesta di viveri dall’Italia, che qui la passata della Mutti mica ce l’hanno ….

Rientro in 15 minuti, prendo fiato ed inizio a perlustrare, come faccio sempre da 12 anni, il mio nuovo temporaneo alloggio.

Qualcuno è stato in bagno tempo prima, cose di fretta, non da relax, ed è restato tutto com’era … vado a lavarmi le mani nel lavandino del bagno, sembra pulito, ma il rubinetto è fissato malissimo, mi resta quasi in mano, ci vogliono le due mani per aprire il doppio rubinetto … vado in camera, già sconsolato, metto le mani sul termosifone ed è freddo, provo ad aprire il rubinetto, ma è già aperto, quindi non arriva l’acqua calda, quindi la camera è fredda e domani sarà freddissima … vado nel salottino, dove c’è anche il tavolo da pranzo, dove sono ancora appoggiate le piante messe a riparare per l’inverno, perché qui fuori c’è molto freddo, altrimenti mi si congelavano … vado in cucinino … c’è ancora caffè, liquido, nella macchinetta, che in ogni caso non avrei usato, e tutto intorno al lavello cenere di sigarette. Dimenticavo, qualcuno ha bevuto e lasciato il bicchiere nel lavello, sporco, molto sporco …

Torno in camera, deluso, amareggiato, dispiaciuto, incazzato come una bestia per il “non” trattamento ricevuto, incazzato ancora una volta per sentirmi una merda per aver accettato di esser tornato qui, per non aver detto per bene un bel sonoro, poetico e musicale “Vaffanculo” a chi se lo meritava … Finisco, tiro un calcio al cuscino, al mio amico cuscino, quello che mi segue da mesi, perfino in aereo andando in Germania del nord … Dentro la sua confezione ermetica, finisce diretto sul letto che avevo scelto per dormire, si alza una nuvola di ragnatele, vecchie, ormai polverose, nemmeno i ragni ci son rimasti in questa casa di collina.

Dopo quindici minuti qualcuno rideva, era il portiere dell’albergo che per due settimane mi aveva ospitato, il quale, in una forma dialettale locale, mi chiede come mai son già di ritorno …

Vado a farmi una doccia, domani sarà dura raccontare il tutto al capo, fosse l’ultima cosa che farò, ma la racconterò per bene, senza tralasciare minimi dettagli, si sa mai, gli venga in mente di mandarci qualcuno ancora …

La colazione, come sempre, sarà servita dalle ore 6.30.

Bis Morgen,

Solo Mirco

Ore 12.30 Aurach/H Österreich

Oggi,
Pausa pranzo,
Ore 12.30,
Una sola parola,
ha scatenato,
Il putiferio in ufficio!

VIETNAM!

Avete presente due cretini?
Uno io, l’altro un collega nuovo, cioè quello nuovo sono io, che si sono guardati negl’occhi, ed abbiamo capito!

Attualmente la società estera per cui lavoro ha due cantieri in Cina, uno a nord e l’altro a sud … Ma non è questo il discorso, il fatto è che per circa tre mesi l’anno, da novembre a gennaio, vanno in zona Hanoi, Vietnam del nord!
Continuo o ci arrivate da soli?

Il mio collega c’è già stato tre volte, per tre mesi alla volta.

A me il cuore ha iniziato a battere forte e tutto intorno sentivo profumo di Vietnamese chicken Phô, e di altre leccornie, senza contare il resto, paesaggi, gente meravigliosa e via così!

Dopo ore ho ancora la pelle d’oca e la voglia di partire s’è impossessata di me, o non mi ha mai lasciato, che virus ragazzi.

Buona serata.

M.

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2014

Un augurio di Buon 2014, a tutti, ed in particolare a tutte le persone che soffrono, che combattono, che affrontano quotidianamente malattie incredibilmente bastarde, a tutti gli innamorati sofferenti, ed a tutte le persone che ancora ci credono a questa nostra Italia.
Sarà un anno di rivoluzione, forte come mai successo prima, dobbiamo riprenderci il nostro paese, lottare fino alla fine, per farlo risplendere come un tempo, come giustamente merita e meritiamo tutti noi.
Un abbraccio forte, fatevi coraggio, c’è da lavorare molto ma ne varrà la pena!
Solo M.

Una stretta di mano

Questa sera un nuovo amico mi ha ringraziato, dicendomi liberamente che tempo fa era entrato in quel negozio, che io frequento abitualmente, per chiedere solamente un’informazione, ed ora si è reso conto di aver trovato nuovi amici.
Non a tutti capita di arrivare così vicino, non a tutti capita di provar certezza nel rapporto umano che si vive standomi vicino, non a tutti, perché realtà e lealtà fanno pienamente parte del mio essere, nell’essere amico fidato, anche a distanza, anche nel non vedersi spesso, ma nell’essere sempre presente, sempre pronto nel condividere fatiche e piaceri della vita, perché il bello della vita sta proprio in questo.
Se così non fosse, se non fossimo in grado di apprezzare i piccoli gesti che quotidianamente afferriamo, come abbracci, baci e sorrisi inaspettati, allora non saremmo nemmeno in grado di apprezzare piccoli ed importanti momenti, come un’alba mano nella mano, ed un tramonto al fianco della persona amata.
Io vivo per queste piccole cose, sono i dolci ed inimitabili cioccolatini che ognuno di noi possiede nella tasca, che condivisi in armonia danno ancora più soddisfazione, sembrano perfino inesauribili.
La mia vita è questa, e siatene certi, perché fino ad ora, non cambierei nulla di ciò che ho fatto, detto e scritto, perché ci metto sempre il cuore e l’anima, in tutto!
Un abbraccio forte, sincero e duraturo, a tutte gli amici ed amiche che conosco, a tutte le persone che riescono a far parte della mia vita, inutile ed insignificante senza di voi.
Con affetto immutato, sempre.

Solo Mirco

Cent’anni di vita …

Cent’anni, direte voi, ed allora?
Provate a racchiuderli in 150 secondi, 2 minuti e mezzo, vedrete la vita di diverse persone, dalla nascita a cent’anni.
Commovente, fa pensare, pensare per chi ce la fa ad arrivarci a quel traguardo, ognuno con le sue storie incredibili, ognuno sulle proprie gambe, chi bello sveglio e chi un po’ lento … Pensare per chi non c’è arrivato ancora, per chi ahimè non ci arriverà mai, parenti, amici, conoscenti, ognuno di noi ad un certo numero si fermerà a pensare a quegl’anni, quanto ancora, quanto ancora potrò godere di questo posto meraviglioso ed ospitale, quante albe potrò ancora vedere, quanti interminabili tramonti, quante volte potrò ancora rivedere quegl’occhi, stringere quelle mani, sentire il sapore di quel bacio, quante volte, non voglio nemmeno saperlo, devo solamente godermi tutto fino alla fine, niente preoccupazioni, niente pensieri, niente risentimenti, vivere e via!

La vita è bella per questo motivo, siamo tutti così diversi, tutti indistintamente diversi, nessuno è uguale all’altro, nessuna è uguale all’altra, tutti meravigliosi, tutti pezzi unici, siamo tutti insostituibili, mica come il Papa, morto uno se ne fa un altro, noi no …

Vi abbraccio tutti, indistintamente, non ve l’ho detto mai, ma siete tutti meravigliosi.
Buona visione
Solo Mirco

Going to Berlin

From Stade to Berlin, incredible trip through hundred kilometers of green fields and absolutely nothing, no one house, no one village. Here you can buy a square meter of field for half eur, more or less 5000 € for hectar of land! I need a country and a forest only for me!!!!!
Only 25 persons for square kilometer, can you imagine?
Ok, we start again, Berlin is waiting me ….
A big hug, cu later.
Only Mirco

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Mot hai ba .. yoo

Pubblicazione postuma di un resoconto di Viaggio, scritto in riva al mare del Golfo di Thailandia, presso il “Rainbow Bar” dell’isola di Phù Quoc, Vietnam meridionale.

Buona lettura.

Mot hai ba .. yoooooo

Comincia così il mio racconto di fine viaggio, anche se non parlerò più di fine viaggio, ma di inizio di una nuova vita, di un nuovo modo di affrontare la mia vita e tutte le difficoltà che incontrerò …
Mot hai ba .. yoo .. La prima cosa che mi hanno veramente insegnato qui, nel punto più a sud del Vietnam, l’isola di Phù Quoc, un’isola di pescatori e di persone umili e semplici.
Sono partito tre settimane fa, con l’idea di fotografare e vedere il più possibile, con l’idea di non farmi toccare da nulla, proteggendomi da eventuali malattie, stando attento a quello che mangiavo, bevevo, toccavo. Stronzate apprese stando in occidente, dove la gente chiama l’europa la culla della civiltà, dove ritornerò per spiegare che ora l’europa la sento come la tomba della dignità umana, il posto dove l’uomo si estinguerà, dove le persone sopravvivono e muoiono senza aver mai vissuto veramente.

Come un bambino, mot hai ba, 1 2 3 .. questo mi hanno inconsapevolmente insegnato, a contare, perché quello che conta nella vita di una persona è prima della lingua il saper contare, non i numeri, ma saper contare le cose importanti nella vita.

Bangkok, 22 Ottobre, giorno uno del nostro viaggio, mi avevano detto di tutto e di più, mille attenzioni, mille scrupoli, tempo perso, modo sbagliato di affrontare “il” viaggio.
Il consiglio più importante me lo ha dato un caro amico, Franco Marchi, per gli amici Frank .. Ricordati mi disse, se vuoi assaporare il viaggio osserva come si vestono e come si comportano loro, vivi come loro, dormi come loro e mangia come loro .. Troppo per me .. Almeno fino ad allora. 
La Thailandia, per quel poco che ho visto, è incredibile, ho visto cose che mi sono rifiutato di fotografare, e mi rifiuterò di raccontare, ricordo ancora limpido nei miei occhi quel vicolo in cui ci siamo infilati io ed il mio compagno di viaggio, Andrea, conosciuto come Reby, uomo meraviglioso, inseparabile compagno di viaggio, una spalla ed una certezza in questa ed altre avventure. 
Dopo due giorni di visita frenetica, di nauseanti odori percepiti lungo le strade ed i mercati, dove ci infilavamo per il mio battesimo di Asia, ci siamo ritrovati a camminare nell’acqua marrone del fiume Chao Phraya, che oramai ricolmo delle piogge provenienti da nord, stava rompendo gli argini ed invadendo la parte bassa della città.
Di lì a poche ore saremmo partiti per la Cambogia, terra e popolazione che mi ha totalmente aperto il cuore, la mente, gli occhi.
Cambogia, da me soprannominata “The Kingdom of Happiness”, il regno della felicità.
Fin dal varco della frontiera, dove i doganieri ci hanno accolto con una stretta di mano ed un regale “Welkome in Cambodia”, mi sono sentito in uno stato diverso, percepivo sensazioni nuove e di estrema pace interiore, anche se la Cambogia, è il posto dove emotivamente ho sofferto di più. 
Siamo arrivati nel centro della città di Siem Reap, località famosa in tutto il mondo per i templi di Angkor Wat, non uno ma decine, forse centinaia, di templi che ti lasciano senza fiato. Per me furono giorni difficili, la temperatura era elevata ed il tasso di umidità degno dei peggiori giorni nella nostra laguna veneta, sudato in ogni parte del mio corpo non facevo altro che bere acqua e sali minerali, non c’era altra soluzione, le pastiglie poi, quelle maledette pastiglie anti malaria, non necessarie, mi procuravano dei tremendi mal di stomaco, accentuati anche da continui sbalzi termici, perché ovviamente, in ogni locale dove passare la notte, l’aria condizionata era sparata a mille. 
La Cambogia mi ha conquistato, per la bellezza del territorio, ma soprattutto per la gentilezza delle persone, per il loro sorriso costante, a volte inspiegabile. In qualsiasi luogo la gente sorrideva e ti accoglieva, certo magari avrei sorriso pure io vedendo la faccia inebetita che avevo in quei giorni, ma era così.
Lì ho iniziato a cedere, lì ho iniziato a rinascere, quello che mi ha spinto di più è stato lo sguardo dei bambini, presenti in ogni tempio, dentro e fuori, che chiedevano qualcosa in cambio dei loro articoli da turisti, sciarpe, cartoline, ventagli o semplicemente acqua fresca.
Mai guardare negli occhi quei bambini, mai, mai se sei una persona sensibile, mai se improvvisamente ti rendi conto di aver vissuto una vita del cazzo nei primi quarant’anni dalla tua nascita.

La Cambogia ti strega, questo è il segreto, la Cambogia ed i cambogiani conoscono il segreto della vita, la semplicità con cui affrontano il tutto quotidiano, le fatiche, le disgrazie,  il lavoro, la povertà, la malattia … nulla sembra toccare il loro animo felice, il loro essere sereni. 

Il momento più difficoltoso del viaggio è stato l’attraversamento del lago Tonle Sap, una distesa enorme di acqua dolce, dove famiglie intere vivono, pescano, si lavano e si nutrono, enormi villaggi galleggianti, case che in realtà non sono altro che baracche costruite di lamiere e tavolati di legno, su zattere di bidoni galleggianti o di fasci di canne di bambù, ancorati in non so quale modo, ed inimmaginabile per noi occidentali, dove tutti sorridono e ti osservano incuriositi … Qui ho toccato il fondo della mia anima, qui ho veramente capito il loro segreto e, non lo posso nascondere, ho pianto, ho lasciato che le lacrime, miste a gocce di sudore, colassero ed attraversassero il mio volto, non c’era modo di fermarle, il nodo alla gola ed allo stomaco era così forte che non potevo far altro che sfogarmi, in quel modo, continuando imperterrito ad osservare.

Tonle Sap è un posto imparagonabile, penso non ci sia nulla di simile al mondo, attraversarlo in barca nel percorso eterno che ci portava da Siem Reap a Battambang è stato incredibile, non ci avrei mai pensato di farlo, ma Reby aveva programmato tutto, persino questo, una meraviglia.

Il resto del Viaggio è stato comunque bello ed interessante, ma è stato vissuto in un modo totalmente diverso, nuovo, accettavo qualsiasi cosa, non resistevo più a nulla, non era necessario, nulla mi dava più fastidio, se non il pensiero di ritornare a fare la stessa vita di sempre in occidente, in quell’Italia che da quel giorno sento sempre meno mia, meno casa, e statene certi, da quel giorno non riesco a stare bene più da nessuna parte, qualcosa laggiù in Asia mi ha cambiato.

Il Vietnam, bello ed affascinante, ma non certamente paragonabile alla Cambogia, come cultura e modo di vivere si trova esattamente a metà via tra l’occidente e l’oriente, molto commerciale e con un apparato sociale incredibile. Viverci non sarebbe male, basterebbe abituarsi al caldo, all’inquinamento eccessivo della grande Ho Chi Min city, ed alla mole inverosimile di popolazione che si muove in scooter, sembra un formicaio umano.

Nell’isola di Phù Quoc abbiamo incontrato nuovi amici meravigliosi, che ci hanno accolto a braccia aperte fin dal primo giorno, non scorderò mai il fatto di aver preparato e cucinato insieme a Reby le pizze al “Rainbow Bar” (di fronte al Thanh Kieu Resort).

Esperienza indimenticabile, che porterò sempre dentro di me, che cercherò di trasmettere sempre a chi mi sta a cuore, che cercherò con ogni mezzo di ripetere, di ripercorrere, di rivivere, una boccata di ossigeno fresco che ti permette di riaffrontare le schifezze dell’occidente.

Questo è il Sud est asiatico, un mondo difficile per noi occidentali viziati ed abituati a tutti i confort, ma un luogo ed un popolo dove è ancora possibile rieducarsi alla vita vera, quella vita dove ciò che conta realmente è la vita stessa, tutto il resto, il superfluo, a Noi non serve, impariamolo!

Un abbraccio forte e sincero, come sempre, Solo M.

Vi lascio una foto “Me in Ho Chi Min city, Taxi transfer to Saigon central district (November 2011)

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